INTERVISTA/ Don Mario Cavalera, parroco della chiesa di San Giovanni Battista, si racconta a Soccavo Magazine

“Vorrei istituire giornate di Spiritualità mensili, da concludere con un’Agape fraterna”

 Don Mario Cavalera, parroco della chiesa di San Giovanni Battista, si racconta a Soccavo Magazine

 

È nato a Ruffano, in provincia di Lecce, ma nel settembre 2016 è approdato a Soccavo, divenendo, ben presto, uno dei punti di riferimento del quartiere. È Don Mario Cavalera, parroco della chiesa di San Giovanni Battista di piazza Ettore Vitale, che abbiamo intervistato per permettere a chi ancora non lo conoscesse, di scoprire qualcosa in più su di lui.

di Tommy Totaro

 

Padre Mario, da bambino, cosa sognava di fare da grande?

Il Generale dei Carabinieri e l’avvocato.

 

Quando ha capito di voler indossare la tonaca?

Mentre facevo il ministrante in parrocchia.

 

In che anno è diventato sacerdote?

Nel 1974. Il 10 maggio, per la precisione.

 

Ha qualche rimpianto per il passato?

No, nessuno.

 

Prima di giungere a Soccavo, dov’è stato?

Quindici anni a Montesardo di Alessano (Lecce), in qualità di direttore delle scuole parificate e rettore dell’Istituto Educativo Assistenziale con 180 ragazzi. Poi, 6 anni a Mola di Bari, come direttore e parroco della comunità; 10 anni a Pianura, qui a Napoli, in qualità di parroco, vice rettore del Vocazionario ed Economo della Comunità Religiosa; e 12 anni ad Acquaviva delle Fonti (Bari), in veste di parroco e superiore della comunità.

 

Quali sono le principali difficoltà, ammesso che ce ne siano state, che ha incontrato nel nostro quartiere?

Inizialmente, abituarmi alla mentalità della zona, ma dopo un po’ mi sono ambientato.

 

Quali, invece, i ricordi più belli ed emozionanti?



I tanti momenti di aggregazione dei vari gruppi parrocchiali e dei ragazzi del catechismo e manifestazioni come il Presepio Vivente, la Passione di Cristo e la festa del nostro Santo Patrono, San Giovanni Battista.

 

Cosa la rende felice?

Innanzitutto, l’essere sacerdote e, poi, ogni qualvolta sono tra gli ammalati e gli anziani, oltre ai momenti di condivisione con l’intera comunità parrocchiale e quando mi trovo tra i ragazzi e i bambini del catechismo, che sono davvero tanti.

 

Di recente, la sua parrocchia ha compiuto 43 anni. Come avete festeggiato?

A causa del Covid, non c’è stata nessuna manifestazione esterna, ma abbiamo festeggiato con una Solenne Adorazione Eucaristica e con l’inizio dell’anno catechistico con i ragazzi e le famiglie.

 

La parrocchia ha un oratorio?

Si, ma per il Covid, non siamo ancora ripartiti.

 

C’è qualcosa che caratterizza la sua parrocchia, che non si trova altrove?

Ci sforziamo a vivere unità Pastorale.

 

Le piacerebbe chiedere qualcosa al nuovo Presidente della Municipalità?

Ho conosciuto vari presidenti della Circoscrizione e quasi tutti facevano parte della parrocchia Santa Famiglia di Pianura, dove  sono stato parroco. Lì, sono riuscito ad ottenere collaborazione, ma da quando sono alla parrocchia di San Giovanni Battista, pur avendoli contattati ed aver esposto loro i tanti problemi che affliggono la zona, sinceramente, non ho ottenuto quasi nulla. L’aiuto arriva più dalle associazioni di volontariato: una in particolare “Periferie in Città” presieduta da Franco Luongo.

 

Ha qualche progetto in cantiere?

Sì, istituire mensilmente la giornata di Spiritualità con la comunità parrocchiale, da concludere con un’Agape fraterna.

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