L’insegnante ha ispirato il romanzo d’esordio della nipote Erica Cassano
di Carla Brigante
Quello di Anna Pirovane è un nome che a tanti soccavesi farà fare un salto indietro nel tempo. Un tuffo nel passato, negli anni in cui questa donna, così colta e decisa, ha insegnato Lettere, con grande passione, alla scuola media Pirandello I.
Una figura il cui ricordo rimane indelebile nei suoi numerosi ex alunni e che, nonostante sia venuta a mancare nel 2007, abbastanza di recente è tornata a farsi “ascoltare”, seppur in forma decisamente diversa. La ritroviamo, infatti, protagonista de “La grande sete”, uno splendido romanzo edito da Garzanti, opera prima di sua nipote Erica Cassano, autrice rivelazione, che lo scorso anno ha dominato le classifiche nazionali per oltre 10 settimane consecutive. Un libro liberamente ispirato a nonna Anna e alla sua sete di “leggere, studiare, vivere”, capace di stupire e commuovere, rincuorare e ispirare. Il racconto di un piccolo grande mondo, dei suoi silenzi e dei suoi rumori, di un desiderio verso qualcosa di più grande che risiede in ognuno di noi.

“Purtroppo, ho perso nonna Anna quando avevo 9 anni – spiega la scrittrice -, quindi di lei ricordo poco. Come me, amava scrivere e raccontare storie e, sono certa, sarebbe contenta sapendo che quello che lei definiva un “periodo felice della sua vita”, ovvero quello in cui lavorò alla base Nato, ha dato il via al mio primo romanzo (cui è seguito qualche mese fa “Duramadre” ndr)”.
“La grande sete” racconta il percorso di emancipazione di una giovane donna, legato all’importanza della conoscenza e della cultura e trae spunto proprio dalla storia della professoressa Pirovane. “Tutto ha avuto inizio quando all’età di 14 anni ritrovai in una scatola nascosta, malmessa e impolverata una serie di foto e un diario della nonna, che cominciai subito a leggere – afferma Erica Cassano -. Fu come immergermi al contempo in un romanzo e in un libro di storia… sembrava quasi incredibile che tutto ciò che veniva raccontato in quelle pagine fosse accaduto a una persona tanto vicina a me. Fu una specie di innamoramento. Non riuscivo a togliermela dalla testa e sin da subito provai a tramutare alcuni passi del diario in scene. Posso dire che in questo modo è maturata la mia volontà di scrivere e allo stesso tempo la consapevolezza di quanto fosse difficile. Ad oggi – conclude – guardandomi indietro sembra che io e la storia che ho raccontato siamo cresciute insieme. È una parte di me”.




