… “Non deve succedere più!” Questo messaggio lanciato contro la violenza e il bullismo viene anche dal Festival di Sanremo: uno dei momenti più toccanti…
Il bullismo è un atto di debolezza che lascia cicatrici profonde ma invisibili. Quando si parla di autori di bullismo ci si riferisce a soggetti in grado di vittimizzare i propri pari, essi generalmente godono di maggior potere rispetto ai coetanei e si sentono psicologicamente più forti. Spesso i ragazzi bullizzati vengono esclusi dai coetanei a causa della loro presunta diversità. Ogni storia di bullismo racconta un percorso di sofferenza, di accettazione, di pentimento o di rivalsa e merita di essere ascoltata per il messaggio di cui si fa portavoce. Mi ha colpito la storia di Marco (un nome immaginario, una storia vera), un ragazzo di 18 anni vittima di bullismo che lo ha portato a sviluppare una profonda depressione. Oggi sta tentando di risalire ed ha voluto raccontare la sua storia, affinché si potesse sensibilizzare il maggior numero di persone verso una piaga giovanile così diffusa. La volontà di condividere la sua esperienza, esponendo le proprie debolezze e la sua capacità di chiedere aiuto, costituisce un atto di altruismo.
Oggi il suo motto è: “Sbulloniamioci!”
Mi chiamo Marco, sì sono stato bullizzato dai 10 anni fino ai 15 anni. Si è trattato di bullismo psicologico. Un calvario iniziato fin dalle elementari e che si è trascinato fino alle scuole superiori. Ho sofferto, e ancora ne porto le conseguenze, di sintomi che si manifestano sovente con cefalee, dolori muscoloscheletrici, problemi gastrointestinali (colite, gastrite), vertigini, difficoltà a deglutire. Non sono né “finti” nè inventati, ma sono dei disturbi che percepisco e che mi creano disagio, pur non avendo una causa organica. Ero molto chiuso, avevo solo un’amica e per questo i compagni di scuola mi prendevano in giro chiamandomi ‘omosessuale e femminuccia’ ma non lo sono, né considero un insulto esserlo. Durante questi anni di vessazioni e insulti, ho iniziato a chiudermi sempre di più in me stesso e ad avere addirittura paura di uscire di casa. “Se ti rivediamo in giro ti picchiamo”, scrivevano su WhatsApp e attraverso sms. Minacce che non avevano una motivazione, se non quella di escludermi dalla vita sociale per puro divertimento. Una situazione insostenibile che mi ha portato a sviluppare una profonda depressione e un disturbo alimentare. Ho cominciato a rifiutare ogni sorta di cibo e, se forzato, vomitavo anche l’acqua. Ho perso dieci chili in pochi mesi. Ho anche pensato di farla finita, tentando il suicidio per ben due volte. Ma sono stato miracolosamente salvato. Ho avuto paura, ho fatto l’errore di non parlare con delle persone capaci di aiutarmi e mi pento di non averlo fatto prima. Ora ho deciso di farmi coraggio, sto provando a andare avanti, non è facile ma grazie all’aiuto e all’amore della mia famiglia che non mi ha mai lasciato solo in questa battaglia e a un percorso psicoterapeutico che ho intrapreso, sto uscendo fuori da un incubo. Oggi sono più forte e alla violenza ho risposto con la rinascita, vorrei che arrivasse il mio messaggio: “Non giudicate mai chi vi appare diverso, non abbiate pregiudizi. Non vi lasciate influenzare dal giudizio degli altri, voi valete! Non siate vittime di bullismo in silenzio! Lasciatevi aiutare”. Io non mollo, grazie a chi mi vuole bene e al loro sorriso. Grazie all’aiuto di uno psicoterapeuta. Sia con un approccio integrato che unisce la valutazione medica: per escludere patologie organiche gravi ho effettuato ogni sorta di accertamento. Sia con un supporto psicoterapeutico: per elaborare le emozioni sottostanti: sono una persona diversa, sono più altruista e aiuto chi si trova a affrontare una situazione simile alla mia. Vorrei che ciò che è accaduto a me non accada più a nessuno!
L’appello da Sanremo
Se persino un concorso canoro, qual è il festival di Sanremo, ha dedicato uno spazio a un tema così importante cercando di sensibilizzare sulla violenza e sul bullismo in crescente diffusione, allora noi adulti in primis siamo chiamati a non sottovalutare e a riflettere. Insegniamo ai nostri giovani a non giudicare, a pensare prima di giudicare, a denunciare, a chiedere aiuto, a farsi aiutare dalla famiglia e dagli esperti che possono intervenire attraverso la parola e la relazione a migliorare il benessere psicologico.
Dott. Giovanni Spina
Medico Psicoterapeuta
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