di Tommy Totaro
C’era una Napoli che negli anni Sessanta cresceva a vista d’occhio. Interi quartieri prendevano forma tra cantieri e palazzi, mentre migliaia di famiglie si trasferivano nelle nuove periferie occidentali. Per quella città in piena trasformazione, il trasporto pubblico non era soltanto un servizio, ma uno strumento indispensabile per accompagnarne lo sviluppo. È in questo contesto che il 15 dicembre 1965 entrò in funzione la fermata di Traiano della Circumflegrea, destinata a diventare il collegamento quotidiano con il centro per un quartiere appena nato.
Erano trascorsi appena tre anni dall’inaugurazione della linea fino a Soccavo. Il 29 giugno 1962 il primo elettrotreno aveva raggiunto il nuovo capolinea, che per diverso tempo rappresentò il punto terminale del servizio. Ma il volto della zona stava cambiando rapidamente.
Traiano era infatti destinato a trasformarsi in uno dei più grandi insediamenti residenziali della città. Inizialmente il progetto prevedeva la costruzione di alloggi destinati ai dipendenti pubblici, ma ben presto lasciò spazio alla realizzazione del grande complesso di edilizia popolare che sarebbe diventato il Rione Traiano, destinato ad accogliere migliaia di famiglie.
La Sepsa comprese subito che quella crescita avrebbe richiesto un collegamento ferroviario dedicato. Così decise di prolungare le corse oltre Soccavo, realizzando una fermata che, pur non prevista nel progetto originario approvato nel 1950, rispondeva alle nuove esigenze di un territorio in piena espansione. Furono costruite una biglietteria e una pensilina per offrire riparo ai viaggiatori, rendendo il servizio sempre più vicino ai bisogni della popolazione.
Raggiungere Traiano, tuttavia, non era semplice neppure dal punto di vista ferroviario. Gli elettrotreni affrontavano una salita del 38 per mille, una delle pendenze più elevate presenti sulle ferrovie italiane ad aderenza naturale, senza l’ausilio della cremagliera.
Giunto al capolinea, il macchinista effettuava il cambio del banco di guida. Dopo la salita dei passeggeri, il convoglio ripercorreva il breve tratto fino alla stazione di Soccavo, dove tutte le operazioni erano coordinate dal capostazione. Soltanto dopo il via libera, il treno riprendeva la sua corsa verso Piave e il capolinea di Montesanto.
L’attivazione della fermata di Traiano rappresentò molto più di un semplice prolungamento della linea. Fu la dimostrazione di come la Circumflegrea seppe adattarsi all’evoluzione della città, accompagnando la nascita di un quartiere che avrebbe scritto una pagina importante della storia urbanistica di Napoli. Ancora oggi quella fermata racconta una stagione di grandi trasformazioni, quando ferrovia e sviluppo urbano procedevano di pari passo.






