SOCCAVO: UN CAFFE’ CON ATTILIO CEGLIA, IDEATORE DEL CLUB DI BUONGUSTAI “LA FORCHETTA D’ORO”

di Tommy Totaro

Per la rubrica mensile ‘Un caffè con…’ intervistiamo e raccontiamo la storia di Attilio Ceglia, ideatore del club ‘La forchetta d’oro’, fondata a Soccavo, nel suo garage, nel lontano 1974.

 

Quel club è diventato nel tempo una vera e propria associazione di buongustai che, all’epoca della sua fondazione, frequentavano il Parco Quadrifoglio. Il gruppo era alquanto eterogeneo: raccoglieva esponenti di fazioni politiche diverse come democristiani, comunisti e socialisti accomunati però dal fatto di essere delle ‘buone forchette’.

 

 

Il gruppo non restava confinato nel quartiere, tutt’altro: operava infatti in provincia di Avellino, precisamente a San Martino Valle Caudina dove si spostava nei migliori ristoranti della zona, in cerca di manicaretti da gustare. E a fine serata, ritualmente, non poteva mancare il piatto preferito dei soci, gli spaghetti aglio e olio preparati al momento.

 

Col tempo l’associazione si è spostata dalle tavole da ponte del garage in cui è nata, alla sua ultima sede del Bar Nappi di via Epomeo per poi chiudere la sua attività al compimento dei 60 anni di Attilio, il quale il 24 luglio compirà 80 anni.

 

Non da ultimo, Ceglia era soprannominato il Re delle comitive, in quanto operava nella Baia Domizia degli anni 80, quando il litorale divenne un punto di divertimento estivo di primo ordine ed era presidente dell’associazione dei cartari per il suo spirito di aggregazione.


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Dunque Soccavo Magazine e il nostro ‘Caffè con…’ non potevano non incontrare Attilio Ceglia. Allora, che differenza c’è tra la Soccavo degli anni 80 e quella attuale?

 

Soccavo è cambiata tantissimo, è diventata caotica e confusionaria. Ci sono troppe auto, basti pensare che nel nostro parco, prima i ragazzi giocavano a pallone, oggi non c’è più spazio per giocare, ci sono vetture ovunque. A via Epomeo, poi tanti negozi storici hanno chiuso i battenti, facendo peggiorare qualitativamente la ricettività della zona.

 

In due parole, cosa manca a Soccavo?

Bisogna riappropriarsi dei propri spazi di vita. Senza contare il bisogno fondamentale di una maggior sicurezza.

 

Di cosa si occupava, che mestiere faceva?

Ero assistente alle fognature del comune di Napoli presso la Cassa del Mezzogiorno, nella villa comunale cittadina.

 

Cosa ha fatto per il quartiere Soccavo. Ci vuole ricordare qualche iniziativa al riguardo?

Tra il 1982 e 1983 insieme al consigliere circoscrizionale Gennaro Pinelli organizzammo una raccolta fondi tra i negozianti per la realizzazione delle luminarie a Natale di quell’anno. Ricordo che all’epoca, i commercianti erano molto scettici sul mio operato.

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