LE ORIGINI DEL NOME SOCCAVO (SUB-CAVA)

 

Il nome  “Succava” appare per la prima volta in documenti storici del 1210, come riportato dal Giustiniani (uno storico del XIX secolo); SOCCAVO è così definita:

“Villaggio regio in provincia di Terra di lavoro in Diocesi di Pozzuoli – dista da Napoli 2 miglia e da Pozzuoli 6″.

Per l’origine del toponimo Soccavo, sulla base delle fonti, si è concordi nel sottolineare che l’etimologia deriva dalla cava di Piperno esistente sotto il monte dei Camaldoli: infatti la voce Soccavo significa sub-cava.

Se in qualche misura la cava fosse sfruttata già ai tempi dei romani, o anche prima, è incerto, così come sono incerte le fasi del suo successivo abbandono, certamente conclusosi nel XVIII secolo.

Soccavo sorge su un’area insediativa molto antica, precedente all’epoca romana e caratterizzata da uno stretto legame con la città di Napoli. Sicura sembra la presenza di un nucleo abitativo, attestato da reperti archeologici, risalenti al IV secolo a.C..

Soccavo è da sempre considerata la più antica sede di villaggi contadini, sorti ai margini di Neapolis. Un dato non trascurabile è la sua ubicazione su uno degli assi viari più importanti, quello tra Neapolis e le antiche poleis greche dell’area flegrea, Cuma e Pozzuoli, quest’ultima, estremamente importante  per il suo porto in età romana. Per vari motivi, Soccavo tenderà ad essere più legata a Pozzuoli che a Napoli. Non a caso, in seguito, farà parte della diocesi di Pozzuoli e con la crisi alto medievale di questa città, Soccavo subirà una stasi economica, che segnerà il declino dell’asse viario.

La conferma della presenza di un insediamento romano è testimoniata dal Colombarium del II secolo a.C., conservato lungo la strada di via Pigna e oggi adibito a scarico di rifiuti.

Comunque l’elemento urbanistico pregnante della zona che salda l’insediamento greco-romano con la conformazione del Casale è l’asse viario che caratterizzerà la storia di Soccavo dall’alto medioevo fino a tutto il XVIII secolo. Il tracciato rimarrà immutato, ma la situazione economica andrà via via degradando in età alto medioevale fino all’età ducale e tutto a causa delle invasioni barbariche. Soccavo si troverà in una situazione marginale rispetto alla nuova geografia territoriale e allo sviluppo economico, gravitando del tutto su Napoli; la zona pagherà fino all’Unità d’Italia, in termini di sottosviluppo, il prezzo di questa antica separazione dalla città di Napoli.

Nonostante ciò Soccavo farà parte dei 33 Casali di Napoli nell’età ducale. Le dimensioni di Soccavo devono esser rimaste molto ridotte fino a tutta l’età Angioina, un primo incremento considerevole si può supporre solo in età aragonese, in quanto l’asse viario riprese una certa importanza e la cava ebbe un grosso rilancio.

Un ulteriore rilancio si ebbe nel XVI secolo con l’immigrazione dei cittadini di Tripergole, distrutta dalla nascita del monte Nuovo. Il distacco dal Casale medievale si avrà con una certa lentezza, a partire dal XVI secolo e fino agli inizi del XVII secolo, in cui si svilupperà un certo tipo di architettura legata alla chiesa come il campanile di SS. Pietro e Paolo nel 1600, la croce di Piperno del 1613, la chiesa di San Domenico nel 1617. Per trovare in maniera più specifica il territorio del Casale, bisogna aspettare Bulifon con la sua raffigurazione della “Campagna felice” del 1662 e nella pianta del duca di Noja del 1775 dove si vedono intorno alla parrocchia vari poderi e manieri. Solo con il Baratta nel 1629 il Casale rientra nella veduta di Napoli, rappresentato con due elementi di riferimento: la torre dei Franchi e un nucleo di case raccolte attorno alla parrocchia



 

L’espansione ottocentesca avviene lungo gli assi viari preesistenti di connessioni tra il borgo e  le masserie e dà avvio ad un graduale processo di fusione tra nuclei sparsi,  processo giunto a saturazione nell’attuale dopoguerra. Nel 1800 il villaggio si concentra intorno alla chiesa parrocchiale, Nel 1832 viene realizzato il largo San Pietro e nel 1876 viene costruito il palazzo comunale; dev’essere puntualizzato che fino al 1805 Soccavo fece parte della provincia di terra di lavoro e solo con un  decreto di Giuseppe Bonaparte  (fratello di Napoleone e re di Napoli) entra a far parte della provincia di Napoli. E si dovrà aspettare il 1926, per la completa integrazione del Casale nel comune di Napoli.

Quindi nel nostro secolo si avrà un incremento notevole di urbanizzazione dovuto anche all’apertura di nuovi assi viari, che collegano in maniera diretta al centro cittadino: basti pensare all’apertura della galleria di Fuorigrotta del 1926 ed alla creazione della ferrovia Circumflegrea.

 

 

Con l’apertura di VIA EPOMEO, parallela all’asse ferroviario, si è avuto lo spostamento del baricentro del Casale lungo questa nuova arteria di traffico. Si ha poi la realizzazione dei quartieri Loggetta  e Traiano destinati all’edilizia pubblica, che ha sempre come elemento caratterizzante via Epomeo.

 

Si arriva quindi ai nostri giorni, in cui si vede nettamente lo stratificarsi dell’edilizia nella sua evoluzione fino a sfociare, nel secondo dopoguerra, nella più completa mutazione, da casale in periferia urbana, con il completo abbandono della identità socio-culturale legata a ben determinati rapporti territorio-produttività.

 

Soccavo è attualmente la Circoscrizione n° 20 del Comune di Napoli, collegata con Pianura nella Unità Sanitaria Locale n° 39, e con il Vomero nel collegio elettorale e nel distretto scolastico n° 42.

Fonte: http://web.tiscali.it/Soccavo/storia.htm

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