Attore, regista, sceneggiatore, conduttore e doppiatore.Gli inizi in teatro per poi approdare al cinema. Gli esordi con i fratelli Taviani in “Luisa SanFelice”. Impegnato nella vita e nell’arte contro la violenza di ogni genere.
di Tommy Totaro
Napoli le manca?
Napoli si mi manca sempre tanto e, anche quando sono a Napoli, ho sempre la nostalgia di perdermela. Napoli è donna! È una fidanzata pretenziosa, una madre premurosa. Una moglie attenta. Un’amante goliardica. Si fa amare, odiare, godere e allo stesso tempo desiderare. Così, la sento la nostra Napoli.
Come appare la città da fuori?
La città da fuori appare un enorme turbinio di emozioni e la si vuol conoscere nelle sue viscere, laddove c’è intelligenza. Dove l’intelligenza manca, la si critica senza mai averla visitata.
Lei che la conosce bene, la trova cambiata rispetto a quando era un giovane con tutta la vita davanti?
La trovo cambiata tanto e in meglio. La sua identità non è mai cambiata ed è radicata nel suo passato. Vedo importanti sviluppi ed una grande attenzione al turismo, all’arte e alla cultura. Finalmente suscita invidia, per come si è evoluta e per tutti i miglioramenti in atto.
Oggi si sente realizzato o ha ancora voglia di mettersi in gioco?
Realizzato, sì. Ma con tanta voglia di affrontare sempre nuove sfide e con tanta voglia di imparare.
Ha ricevuto premi dedicati a Pino Daniele e al sacrificio di Falcone. Allora è vero che l’arte non conosce confini?
Verissimo e sono molto onorato dei riconoscimenti perché, sin da piccolo, sono un fan accanito di Pino. Ricevere un premio così, mi ha fatto un piacere immenso. Proprio per questo oggi portiamo in giro uno spettacolo scritto da me dal titolo “Cia’ Guagliò”. Mentre per il sacrificio di Falcone, e senza mai dimenticare Borsellino, ritengo sia un dovere per tutte le persone che sono nella legalità, di ricordarli e di creare nuove occasioni per farlo. Non possiamo permettere che il loro sacrificio al servizio della nazione sia stato vano. Loro combattevano quando la mafia non faceva sconti a nessuno. Il premio ricevuto è anche il simbolo di una resistenza che tutti siamo chiamati a fare.

Gli esordi con i fratelli Taviani, come sono stati?
Con i fratelli Taviani ero molto giovane e mi sembrava di vivere in una favola. Ricordo, come se fosse oggi, che girammo all’interno del Castel Dell’Ovo tra attori e comparse più di 200 persone, con convocazione alle 5 del mattino per trucco e parrucco perché il film “Luisa San Felice” era in costume. Bellissima esperienza e grandi insegnamenti da due persone di gran cuore.
Tra i film diretti, quale ricorda volentieri?
Tutti mi hanno dato grandi emozioni, ma l’ultimo dal titolo “TAO” (Tutto Bianco Tutto Sporco), interamente girato nel carcere di Secondigliano con la partecipazione di alcuni dei detenuti, sulla tematica del diritto alla genitorialità mi rimarrà dentro per sempre. Grande esperienza di vita e grande lavoro da parte di tutti, dal cast alla crew.
E quelli in cui ha recitato?
Il film in cui ho recitato è “Eden Hotel”, un cortometraggio diretto da un regista bulgaro, con sceneggiatore italiano e crew straniera. Interamente girato in un Hotel abbandonato di Erice, in Sicilia. Esperienza emotiva fortissima, grande spirito di gruppo e grande professionalità, nonostante la giovane età di tutto lo staff tecnico.

Meglio stare davanti o dietro la macchina da presa?
Dipende, anche se a me danno le stesse emozioni. Se c’è un bello script e una bella regia perché no? Anche davanti alla macchina da presa si può stare a proprio agio.
A livello internazionale la considerano anche un regista impegnato nel sociale, contro la violenza sulle donne, la violenza di genere, il bullismo e il cyberbullismo. Le pesa o le fa piacere?
Mi fa piacere. Però mi pesa sapere che ancora nel 2025 si debba sentire di tanti femminicidi o violenze nate da futilità e, soprattutto, da leve sempre di più giovani.
Vede cambiato il cinema o rimarrà per sempre un’arte intoccabile?
È tanto cambiato. Ormai si è adattato ai tempi, sia per mezzi con cui si gira sia per la nascita della serialità come narrazione. Ormai le series spopolano e i più giovani vivono di piattaforme. Purtroppo, però, si va sempre di meno al cinema.
Se non avesse seguito questa strada, cosa le sarebbe piaciuto fare?
Sicuramente avrei frequentato Giurisprudenza o, forse, Medicina perché affini al mio carattere.
Consiglierebbe a un giovane i sacrifici che ha dovuto fare?
Bella domanda. Lavoro con molti giovani e posso dire che li aiuto proprio per far capire loro dove vale la pensa fare dei sacrifici o se è meglio lasciar perdere. Comunque l’arte ed il mestiere dell’attore, dell’artista in genere, è fatta di studio, sacrifici e tanta tanta dedizione .
L’Intelligenza Artificiale può nuocere al cinema?
Si tanto, soprattutto nella fase del doppiaggio. Infatti in America ci sono stati diversi scioperi e si è stati fermi per tante settimane per protestare contro chi vorrebbe sostituire la macchina all’uomo. Trovo invece utilissima l’Intelligenza Artificiale applicata alla parte grafica e al fotomontaggio.
Quali film vede, quando nessuno la vede?
Vedo di tutto e amo andare al cinema in orari non affollati. A differenza di tanti colleghi sono un estimatore e seguo il cinema italiano. Sono convinto ci sia un grande potenziale, perché in Italia abbiamo la poesia nella penna. Un grande plauso va ai nostri sceneggiatori, troppo spesso dimenticati.




